Scatti & Backstage
La parola chiave di questo scatto è: «luce morbida». Per i non addetti ai lavori quando si parla di luce morbida ci si riferisce ad una luce avvolgente, che crea poche ombre. Una luce di questo tipo la si può ottenere in due modi diversi: avvicinando molto la fonte di luce al soggetto oppure utilizzando una fonte di luce molto grande. Questa luce è il motivo per il quale ai fotografi piacciono tanto le finestre (specie quelle orientate a Nord) o per il quale spesso davanti ai flash vengono messi aggeggi vari quali ombrelli e softbox: tutte queste cose (insieme a molte altre) offrono questa tipologia di luce, molto ricercata soprattutto per i ritratti.
Ci sono vari motivi per il quale una fotografia può risultare piacevole: può essere graficamente accattivante, può essere l'immagine di un qualcosa intrinsecamente interessante oppure può raccontare una storia. Se per un attimo cedessimo alla tentazione di classificare quest'immagine come «interessante» (dubito lo sia, ma considerato il fatto che mi sono quasi preso l'influenza per realizzarla, non potevo non pubblicarla), probabilmente lo sarebbe per il terzo motivo.
Premetto che non conosco il bianco e nero, mi spiego: questo tipo di fotografia ha regole e logiche sue, diverse da quelle della fotografia a colori e che, in tutta onestà, non conosco. Ciò che so invece è che, un po' per un fraintendimento di fondo e un po' a causa di Istagram & company, nella testa di moltissime persone si è radicata l'equivalenza "foto in bianco e nero = foto artistica". Questo modo di giudicare le fotografie è decisamente sbagliato: la bellezza di una fotografia non sta solamente nella presenza o assenza di colore ma sta invece nel buon utilizzo dello stesso (o del bianco e nero). Frequentemente (lo faccio anche io, ma sono in buona compagnia guardando i social network e vari blog) tendiamo a pensare che il bianco e nero sia un valore aggiunto alle nostre immagini, ma non è così: se scattiamo una brutta fotografia, non diventa bella trasformandola in bianco e nero così come una torta fatta con il gesso in polvere al posto della farina non diventa buona solo perché gli spalmiamo sopra un po' di Nutella.
Non ho inventato nulla, ma è stato divertente lo stesso… La fotografia del palloncino che esplode è diffusissima, io ne ho solo realizzata una versione “Made in Serina”. La chiave per realizzare uno scatto come questo è il flash: non solo illumina la scena ma in un certo senso funziona anche come otturatore. Questo perché anche se ora le fotocamere sono in grado di raggiungere tempi di scatto ridicolamente brevi (la mia arriva a 1/8000 di secondo, un intervallo di tempo impossibile persino da immaginare) attraverso l’utilizzo del flash si possono raggiungere tempi anche inferiori in maniera molto semplice. La logica è questa: la fotocamera viene impostata su parametri tali da fare in modo che senza flash la scena sia completamente nera. In questo modo l’esposizione ha una durata che dipende esclusivamente dal tempo di accensione del flash (brevissimo).
"Presa per i capelli": non riesco a trovare una frase migliore per commentare questa fotografia. Mi dispiace davvero tanto perché questa foto non rende davvero giustizia allo spettacolo offerto da questa magnifica Luna. Città Alta è bellissima già per conto suo, con la Luna è ancora più bella! Sono salito a Bergamo alla ricerca di questa esatta fotografia, forte della previsione sulla posizione del nostro satellite offerta da una app per Android (Sun Surveyor) che ho appena installato e che è letteralmente meravigliosa.
L'idea di base, come già successo in passato, era quella di realizzare uno wallpaper (da cui deriva il rapporto tra le dimensioni "anomalo") e così ho occupato il bagno. Ok, detto così suona molto male oltre che apparentemente poco logico, quindi credo sia meglio ripartire da capo spiegandovi il "dietro le quinte" di questa fotografia...
Generalmente quando esco di casa con l'idea di scattare qualche fotografia parto con le idee abbastanza chiare: non dico di sapere esattamente cosa fotograferò e come, ma un minimo di "linea" da seguire ce l'ho. Ma non oggi. Oggi volevo andare in un luogo con dell'acqua: forse qualche lunga esposizione, magari qualche riflesso da cercare, probabilmente una combinazione acqua/neve.
Questa è una fotografia che avevo già tentato in passato, ma che oggi ho ritentato con un po' di esperienza in più e con un obiettivo diverso. Il Pentax 50-200 dell'altra volta oggi è stato sostituito dal più performante Tamron 70-200 che nonostante faccia parte del mio corredo da ormai parecchio tempo non smette mai di darmi soddisfazioni.
Ho pensato per un po' di tempo a quale sarebbe stata una buona immagine per fare i miei auguri di Buon Natale e, alla fine, ho deciso di ritornare sul luogo di una fotografia che avevo già realizzato in passato (abbastanza conosciuta visto che è andata a finire ovunque), ma con condizioni di luce diverse: ossia nella penombra che precede l'alba. Il paese che vedete è (ovviamente) Serina, fotografato da Lepreno con una focale di 70mm (105 su 35mm), motivo per il quale il monte Arera sembra così vicino.
Parlare del tempo, delle stagioni e in generale del clima è sempre pericoloso. Si può volerlo fare con le migliori intenzioni, spinti dal desiderio di spiegare una propria convinzione scientifica sull'argomento, ma la verità è che al 99% si scivola nel banale. Non ci sono più le mezze stagioni, il clima è cambiato, una volta era tutto diverso etc etc. Per evitare questo rischio, non farò commenti meterologici, ma vi giuro che questa fotografia l'ho scattata oggi pomeriggio (ndr 2 Novembre) e, in tutta sincerità, pensandoci un attimo, ho trovato questa scena molto significativa.
Fotografare l'autunno può essere molto semplice e molto difficile nello stesso tempo. Semplice perché più che in ogni altra stagione i colori intorno a noi si moltiplicano rendendo affascinanti luoghi che magari nel resto dell'anno non notiamo, difficile proprio perché essendo una situazione così favorevole ad essere fotografata, si è già visto quasi tutto e per svariate volte, quindi cadere nell'ovvio, nel cliché, è facile come bere un bicchier d'acqua. Nel cercare di mettere in equilibrio l'aspetto facile e quello difficile delle fotografie d'autunno, ho fatto un gran casino e (inconsciamente) nella ricerca di fotografie non-ovvie, non ho fotografato nemmeno l'autunno. So che sembra un gioco di parole scritto male, ma è così, ed è il motivo per il quale questi scatto, che doveva avere un sapore autunnale, per come appare potrebbe essere stato realizzato a ferragosto.
L'unica fotografia più "scontata" che mi viene in mente rispetto a quella di una margherita è un selfie, magari fatto in bagno (come sembra suggerire il "Manuale-non-scritto del selfie perfetto"); ma qui c'è il trucco: questa in realtà non vuole essere una fotografia nel senso stretto del termine, ma uno wallpaper (per i "non addetti ai lavori": uno sfondo per il computer). Ecco il motivo del rapporto delle dimensioni anomalo e anche della strettissima profondità di campo che porta ad avere un'immagine "sfuocata" per il 95%.
Qualche giorno fa ho notato un grande via vai di "pennuti" mentre ero in fila fuori dall'ufficio postale di Serina e, dopo essermi guardato un po' in giro ho capito il perchè: oltre ad esserci un piccolo bosco c'è anche qualcuno che con una certa regolarità porta loro del pane.
Non so se sono io che trovo sempre dei motivi per non scattare delle fotografie o se è una cosa comune, ma ci sono certe viste, certi panorami, certe situazioni… Certe situazioni che ti fanno solo venir voglia di guardare, osservare, quasi contemplare i dettagli e di certo la macchina fotografica è l’ultima cosa a cui pensi. Il fatto di scegliere una focale, un’inquadratura, una determinata profondità di campo mi sembrano quasi degli sfregi alla bellezza di certe scene, come se andassi nella cappella Sistina e per portarmi a casa una parte di quello splendore mi armassi di punta e mazzetta e staccassi un pezzo di affresco. Se avete visto il film “la Leggenda del pianista sull’oceano” di Giuseppe Tornatore, allora sapete che ad un certo punto Novecento quando sente la sua musica riprodotta da un grammofono resta stupito e, parlando con colui che aveva effettuato la registrazione, afferma: “la mia musica non andrà dove ci sono io” andando a sottolineare il legame tra la bellezza della musica e la presenza del pianista stesso, in altre parole è come se Novecento non volesse scindere l’ascolto dei suoi brani dal contesto in cui essi sono suonati.
Mi chiedo se può esistere qualcosa di più deprimente di essere steso a letto con la febbre e l’influenza mentre fuori piove e c’è la nebbia il 25 di Agosto… Al momento non ho ancora trovato risposta a questa domanda, ma per tirarmi su di morale ho dato una sistematina alle fotografie che ho scattato ieri, durante una passeggiata nei dintorni del passo San Marco (BG).
Cosa si può fare con un flash in una galleria? Oltre che mettere in piedi un autovelox, si può anche "costruire" un molto meno redditizio "mostro della caverna/galleria". Ecco la ricetta per la foto con il mostro, partiamo con gli ingredienti:
1 mostro, in alternativa un qualsiasi uomo/donna
1 galleria (con almeno una curva)
1 flash esterno con un sistema di scatto remoto
1 fotocamera
1 cavalletto (non indispensabile)
Esistono certi oggetti che per le loro forme, per le loro linee, apprezziamo istintivamente. Osserviamo una Ferrari 458 e rimaniamo affascinati dalla linea dell'auto: l'anteriore aggressivo, il profilo sinuoso, il posteriore ben delineato. Questa linea suscita subito un senso di piacere visivo nell'osservatore e questo non tanto perché si trova davanti ad un'auto costosa e performante, ma proprio per una questione di linee, di design. Ed è proprio il design che mi ha fatto decidere di scattare e pubblicare questa fotografia. E' necessario dire che sono, in un certo senso, un "patito" di penne: per alcuni scrivere con una Bic senza tappo o una Montblanc non fa differenza, ma io ho il mio set di penne preferite che uso praticamente sempre, su tutte due stilografiche, una Parker e una Lamy. Ma la Lamy Al Star (quella nell'immagine), esattamente come la Ferrari di cui parlavamo prima, suscita in me un fascino particolare, ha quel "quid" che mi fa dire "guarda che bell'oggetto". Oggetti come questi, non sono solo piacevoli da usare, ma anche belli da osservare (ovviamente per coloro ai quali piacciono). Qui siamo nel pieno ambito della soggettività: quella che per me è una bella penna per voi potrebbe esssere soltanto uno strumento di scrittura che vi lascia totalmente indifferenti, è normale.
Per l'utilizzo delle immagini presenti su questo sito, chiedo cortesemente di scrivermi un'email
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